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Relook!

In Friuli Venezia Giulia
è tempo di relooking
È un nuovo modo di interpretare l’accoglienza: valorizza l’identità ed introduce nelle strutture ricettive design ed innovazione.

L’estensione territoriale del Friuli Venezia Giulia non può
 definirsi
 di 
certo
 ampia,
 ma
nonostante 
ciò 
la
 regione
 vanta
 un 
patrimonio 
ricco 
di 
risorse 
naturali,
 storiche 
e
 culturali 
che
 hanno 
consentito
 nel
 tempo
 di 
strutturare
 l’offerta
 turistica
 complessiva 
caratterizzandola 
in
 diverse
 tipologie
 di
 format
i dedicati
 ad accogliere
 e
 soddisfare
 svariati
 target.
Proprio
 in
 questa 
direzione, 
in
seguito 
alla 
conclamata 
necessità 
da 
parte
 degli
 operatori
 del
 settore
 di 
riqualificare
 le
 strutture
 ormai
 non 
più 
giovanissime,
 due
 professioniste,
 con 
una
 specializzazione
 nella
 progettazione 
di 
spazi 
dedicati 
all’ accoglienza, 
hanno
 deciso
 di 
mettersi
 in 
gioco 
portando 
la 
loro
 esperienza
 internazionale 
dal 
settore
 “Luxury
 Hotel
 Design”
 al
 mondo
 regionale.
 Sono
 Barbara
 Candoni
 e
 Sylva
 Gortana, 
fondatrici
 di
 DAS
 16|8.
Perché
 fare
 un 
passo
 gravitazionale
 verso
 le 
proprie
 origini, 
quando 
la 
tendenza 
è 
invece
 opposta, 
e
mira
 a
 cercare
 all’ estero
 nuovi
 progetti 
da 
seguire,
 nuove
 fonti
 di
 guadagno, 
nuovi
 business
 da 
cogliere? 
Le
 risposte
 sono 
il 
piacere
 della
 sfida,
 l’amore
 per 
le 
origini,
 il 
desiderio
 di 
non 
mollare 
e
 la 
convinzione
 che 
il
 relooking
 possa
 ambire a 
una 
sua 
nicchia 
di 
mercato.
Questa 
attività 
si 
propone 
come 
alternativa
 a 
progetti 
di 
ristrutturazione
 completa,
 qual ora
 essi
 non 
siano 
davvero 
necessari.
 Effettivamente 
le
 difficoltà 
economiche
 di
 questo
 periodo
 sono
 tali 
che, 
pur
 avendone 
la 
volontà,
 vengono 
però
 spesso
 a 
mancare 
le 
condizioni
 ed 
i 
presupposti 
perché
 le
 proprietà 
possano
 procedere
 con
 ristrutturazioni 
complete.
Coinvolgere
 una
 classica 
figura
 progettuale,
 che
 agisca 
radicalmente
 sulla 
struttura 
alberghiera 
realizzando 
opere 
invasive 
e
 costose,
 diventa 
quindi
 impossibile. 
Come
 possono
 allora
 queste
 attività 
ricettive
 recuperare 
una 
nuova
 considerazione 
agli
 occhi 
dei 
clienti? 
Pare
 impensabile.
 Invece,
 si
 può,
 con 
il
 relooking.
 Il
“Relooker”
 è
 una
 nuova 
figura 
specializzata
 nel
 mondo 
dell’accoglienza,
 con
 una
 conoscenza 
profonda
 dei 
trend
 nel 
panorama 
dell’hotellerie, 
in
 costante
 aggiornamento 
sui
 materiali
 e
 sulle
 soluzioni 
più 
innovative 
che
 offre 
il
 mercato, 
forte
 di
 una 
preparazione 
interdisciplinare 
che 
comprende 
marketing, 
psicologia,
 architettura 
e 
interior
 design.

Quando 
entra
 in
 un
 albergo,
 osserva
 ponendosi
 dal
 punto 
di 
vista 
dell’ospite. 
Valuta 
i
 punti
 di 
forza 
e
 le 
criticità
 per 
concentrare 
poi 
gli 
sforzi 
progettuali
 ed
 economici
 in
 modo 
puntuale,
 programma 
le 
priorità 
di 
azione 
in 
funzione
 del
 budget
 fino
 ad 
arrivare 
a 
porre
 le 
basi
 per
 un 
eventuale
 successivo 
intervento 
più
 importante,
 da
 sviluppare 
quando 
le 
condizioni 
economiche 
permetteranno 
di 
operare 
con 
una 
progettazione 
più 
completa.
L’obiettivo 
è 
migliorare 
il 
punto
 di 
vista 
percettivo 
ed 
esperienzale,
 ovvero
 il 
rapporto 
vivo 
e
 reale 
con
 il 
cliente – ospite:
 Hotel
 Experience 
è 
la 
parola 
d’ordine
 in 
fatto 
di 
nuovi 
trend 
di 
progettazione 
alberghiera. 
Rinnovare 
creando 
nuove
 prospettive, 
dando
 nuova 
linfa
 vitale
 all’attività,
 significa 
attirare 
e
 soddisfare 
gli
 ospiti
con
 ambienti 
accoglienti
 e
 atmosfere 
avvolgenti, 
curati 
in 
ogni
 particolare, 
tenendo 
conto
 anche 
di 
esigenze 
speciali 
com’è
 il
 caso
 dell
e persone
 con
 disabilità, 
per affascinare 
e
 far
vi vere 
momenti 
da 
ricordare.
È 
allora
 necessario 
individuare 
e
 mettere 
in
 luce 
gli 
elementi 
già 
esistenti 
che 
possono 
avere
 tanto 
fascino
 da 
indurre 
le 
persone 
a 
desiderare
 di 
ritornare.
 Detto 
in 
un’unica 
parola: 
relooking.
Relooking
 significa,
 infatti, 
“ravvivare” 
l’immagine 
delle 
strutture 
ricettive 
senza
 opere 
invasive,
 puntando
 a 
migliorare 
i
 dettagli,
 fatti 
di 
colori,
 tessuti,
 luci,
 finiture
 ed 
arredi, 
riutilizzando 
e
 recuperando 
elementi
 esistenti
 e
 a
 magazzino,
 in 
modi
 diversi 
ed
 inaspettati. 
Mobili 
ed 
accessori
 prendono 
nuova 
vita 
nel
 rispetto
 dell’ambiente
 per 
rendere 
omogenea 
quell’identità 
che 
era 
stata
 offuscata 
nel 
tempo 
dal 
sommarsi 
di 
interventi
 non 
coordinati.
La
 valorizzazione 
degli 
ambienti 
avviene 
tramite
 l’ideazione
 di 
nuove 
esperienze
 da 
far
vi vere 
all’ospite, 
differenziate
 in
 relazione
al
 carattere 
delle 
singole 
strutture. 
È
 questo 
il 
modus
operandi
in
 DAS
 16|8, 
una 
visione
 che
 integra 
il
 futuro 
di
 un
 oggetto
 al
 passato di 
un
 altro, 
un
 occhio
 di 
riguardo 
al 
rispetto
 delle
 tradizioni
 e 
dell’e
ra dici
in
cui
si
sta 
operando,
 da
 intendersi
 come 
strumento
 di 
conoscenza 
utile
 per 
trasmettere 
una
 cultura
 del
 progetto.
 In
questo 
modo,
 anche 
strutture
 ricettive 
non
 più
 giovanissime 
sperimentano 
soluzioni
 innovative 
che 
creano
 atmosfere
 capaci
 di 
suscitare 
emozioni.
Facendo 
attenzione 
a
 ciò
 che 
c’è 
già,
 recuperandolo
 e
 trasformandolo, 
con
 un
 occhio
 attento
 a
 budget, 
a 
costi
 di
 realizzion
e
 e di
 esecuzione 
definiti
 perché 
la tempistica 
sia 
breve
 e 
non
 ci
 sia 
burocrazia 
a
 gravare 
sui 
proprietari,
 la
 qualità 
finale 
dei
 servizi 
aumenta 
agli
 occhi
 di 
un 
pubblico
 sempre
 più
 esigente.
È 
una 
modalità 
entusiasmante 
per
 far
 riacquistare
 smalto 
alle
 attività
 ricettive,
 senz’altro
 utile 
anche
 in
 Friuli
 Venezia
 Giulia,
 una
 meta
 sempre 
più
 apprezzata,
 che
 deve
 migliorare 
in 
termini 
di 
servizi
 perché 
le
 aspettative 
dei
 turisti
 sono 
alte.
I
 dati
 turistici 
del
 2016
 parlano 
chiaro, 
rivelando 
che 
“è
 stato
 un
 anno
 molto
 buono 
e
 anche
 per
 il
 2017 
la 
situazione 
si
 prospetta
 con
 un
 forte
 trend
 in
crescita”
 (ANSA). 
Se
 da
 un 
lato 
c’è 
una
 campagna
 Promo
 Turismo 
FVG 
con
 un 
invito 
diretto
 e
 mirato
 ai
 corregionali
 per 
rendere
 l’esperienza
 di
 chi
 visita 
la
 regione 
“piacevole 
e
 indimenticabile
 attraverso 
gesti
 semplici
 e
 accoglienti”, 
dall’altro
 lato 
suggerisco 
a
 chi 
opera 
in
 questo 
settore 
di
 adottare 
le
 medesime
 accortezze
 anche
 in
 termini
 di 
qualità
 e 
design
 degli 
spazi.
 Meglio 
evitare 
quindi, 
le
 improvvisazioni
 che
 a
 lungo
 termine
 possono 
rivelarsi
 più
 dannose che 
utili.


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